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L’incredibile Lapacho

da / domenica, 31 gennaio 2016 / Pubblicato in Articoli, Cure Mediche

Il Lapacho è un albero tipico del sud America di cui si conoscono due tipi: Lapacho rosso a fiori scarlatti ed il Lapacho rosa porpora, che cresce in climi piu’freddi (Paraguay e Ande); quest’ultimo è anche chiamato Tabebuia Impetiginosa, nome derivato dalla sua azione antibatterica nella cura delle infezioni cutanee da Streptococco e Stafilococco.
La parte interna della corteccia contiene il Lapacholo ed il B-lapachone, ovvero chinoni di cui si conoscono ben 18 tipi tutti contenuti in questa pianta come i Naftachinoni il Lapacholo, il B-lapachone e xiloidone. Contiene inoltre anche carnasolo, indoli, coenzi-ma Q, tecomina, acidi idrossibenzoici e saponine steroidee.
La corteccia del Lapacho contiene anche elevate quantità di tannini ed ossalato di calcio.
Le saponine migliorano la disponibilità dei componenti attivi presenti nelle cellule accentuandone la solubilità in acqua e l’assorbimento a livello dell’apparato digerente.
Il Lapacholo fu scoperto da E.Paterno nel 1884 sotto forma di una polvere gialla simile allo zolfo, nel 1896 Hoker ne definì la formula chimica e nel 1927 Fieser sintetizzò questa sostanza la quale, come evidente, si conosce da molto tempo. Fu però nel 1956 in Brasile che si scoprì l’azione antibatterica e funghicida.
Successivamente il B-Lapachone si dimostò un chinone molto interessante per i meccanismi antivirali ed antitumurali, per la possibilità di interrompere la catena del DNA delle cellule patogene, di bloccare la replicazione del virus HIV ed interferire con con l’azione di autoriparazione delle cellule tumorali a sguito di chemioterapie o radioterapie.
Nel 1967, presso l’Università di Aberdeen si scoprì che conteneva altri principi attivi: acido paraidrossibenzoico, acido salicilico, quercetina, acido tannico, acido vanillico, acido anisico, acido veratrico e ve-rataldeide.
Si capisce dunque il perchè il Lapacho veniva anticamente usato per ridurre la febbre, curare ulcere e malattie veneree, malattie reumatiche e della pelle, eczemi, herpes e scabbia, persino nella cura del diabete in quanto il Lapacho sembrava inibire l’assorbimento di glucosio nell’intestino.
La svolta si ebbe in realtà solo col lavoro di Theodoro Meyer (1911-1972) docente di botanica e geografia presso l’Istituto ed Erbario Miguel Lillondi San Miguel de Tucumon in Argentina, il quale trattava col Lapacho, per lunghi periodi di tempo, pazienti affetti da cancro e da leucemie. I dati derivati dal suo laboratorio risulatavano sbalorditivi.
La maggior parte del lavoro di Meyer viene oggi considerato primitivo rispetto agli standards richiesti attualmente dalle ricerche, ma la semplice mole di questo lavoro dà una idea della efficacia del Lapacho. Merito di Meyer, morto nel 1972, fu quello di far conoscere questa pianta al mondo scientifico definendola un “rimedio popolare ed una grande speranza per tutta l’umanità”. Nel frattempo, nel 1960 circa, un medico brasiliano usò il Lapacho per trattare il fratello morente di cancro presso l’Ospedale Municipale S. Andrea con successo. Fu allora che il dott Orlando De Santi iniziò con successo a curare altri malati di cancro, seguito da altri medici. In quel periodo il Lapacho divenne una cura standard per il trattamento di alcuni tipi di cancro e per tutti i tipi di infezione negli istituti di medicina brasiliani.
Un collaboratore del dott Meyer, il dott Sebastiano Laet asserì che, sebbene i costituenti del Lapacho e la farmacologia non fossero ancora del tutto noti, i risultati non dovevano essere tenuti nascosti. In quel periodo riferiva di ulcere varicose guarite con un unguento ricavato dalla corteccia ed correvano voci di guarigioni “miracolose”. Il governo brasiliano ordinò il divieto di tutte le dichiarazioni da parte dei medici coinvolti nella ricerca.
Fu solo nel 1981 che Alec De Montmorency ebbe il coraggio di rompere il lungo silenzio pubblicando una review di lavori clinici in Brasile e tutto questo riuscì a stimolare l’interesse del mondo per questa pianta.
Nel 1969 un medico paraguayano, il dott Prats Ruiz di Concepcion, dichiarò di avere trattato con successo tre casi di Leucemia in una clinica privata, pubblicando e diffondendo questi dati in sud America. I medici Americani in generale rimasero però sempre scettici nei riguardi di queste prove cliniche non ritenute complete, ciò stimolò comunque l’interesse delle idustrie farmaceutiche verso il Lapacho: si scoprì allora che nessun componente isolato del Lapacho si avvicina ad eguagliare l’attività combinata di tutti i costituenti, ossia, dell’intera pianta: col tempo si è infatti visto che le azioni terapeutiche di queste sostanze isolate, si sono dimostrate inferiori rispetto a quelle dell’estratto della pianta in toto poiché, accusa della continua purificazione degli estratti dei singoli costituenti, risultava piuttosto evidente una diminuzione dell’attività complessiva. La sinergia o azione combinante dei vari costituenti attivi sembra infatti giocare un ruolo importante sia per l’azione antitumorale che antibatterica.

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Commento a “L’incredibile Lapacho”

  1. Irato Franca dice : Rispondi

    Fa davvero piacere che un medico di interessi di fitoterapia,anche per problematiche serie.
    Le piante ringraziano.

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